| PAGINE PERSONALI Alessandra Urso e il BIOCOMPUTER |
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L'Arte e la tecnologia non sempre sono in conflitto |
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Ci riferiamo al particolarissimo contributo dell'artista Alessandra Urso, artista di origini Padovane che, dopo un inizio pittorico, ha trovato nella scultura la propria massima libertà espressiva, e che ha deciso di donare al Museo una sua opera che vede coinvolto un elemento chiave nella storia dell'evoluzione tecnologica, ma più espressamente del processo di maturazione di Apple Computer: ma facciamo parlare direttamente lei di quest'opera, che è stata presentata in occasione dell'Open Day del 12 Maggio 2007, cinque anni dopo l'inaugurazione del nostro Museo: Biocomputer nasce come l’' evoluzione di un opera
creata nel 1997, il “Computer Arcaico”,
realizzata con un vecchio Apple funzionante, rielaborato nelle sue parti
esterne mediante l'assemblaggio di elementi scolpiti; presente e futuro
si univano in questo totem in cui riaffiora la natura tribale dell'uomo.
Era una riflessione sulla tecnologia che invecchia rapidamente, sull'intelligenza
e la magia insita nel pensiero: i circuiti stampati attraversati dal flusso
elettrico, allegoria del cervello, ricordano nella loro disposizione antiche
scritture primitive, e l’'operazione informatica si trasforma in
una sorta di rituale che fa riflettere sulla circolarità del tempo
e sul mistero che avvolge la più sofisticata macchina che sia mai
esistita: l'essere umano. Alessandra Urso Alcune immagini del 'BIOCOMPUTER' (perfettamente funzionante!)
BIOGRAFIA di Alessandra URSO Alessandra nasce nel 1968, dal padre Giuseppe artista e scultore, frequenta l'Accademia di Belle Arti a Venezia, concretizzando quella che era sempre stata la sua passione fin dai primi anni della sua vita: disegnare. Ma anche i primi lavori, i primi dipinti, sono contraddistinti da una particolare consistenza materica (si tratta di legno dipinto), da lei stessi chiamati 'sculture da muro': dapprima come figura simbolica astratta, poi verso la rappresentazione di grandi guerrieri, totem, ballerine, samurai... Il passo successivo, la tridimensionalità, sarebbe stato solamente questione di tempo: e così il legno diventa scultura 'vera', non senza un percorso difficile di studio (dove il padre, scultore, diventa suo maestro insieme al collega Alfredo Baracco dal quale apprende le tecniche della scultura vuota, le terrecotte modellate senza struttura di sostegno in cui la materia stessa è autoportante. Il carattere totemico delle sue prime opere prende spunto da un’intima ricerca sull’essenza dell’uomo, sui caratteri universali che ne contraddistinguono la storia. Alessandra costruisce idoli eliminando tutto ciò che di moderno ed industriale infesta la nostra realtà quotidiana, ed in questo processo interpreta l’uomo che cerca negli elementi della natura la verità sulla propria esistenza:
Nel bisogno di comunicare insito propriamente nella natura umana, la creazione di simboli e graffiti è quasi spontanea, un sistema che va al di là della gestualità del corpo. In questo periodo artistico Alessandra esplora ideogrammi aztechi e graffiti sumeri e ne reinterpreta lo stile, trovando nella loro ritmicità la rappresentazione grafica del ritmo interiore. Un giorno il fratello, ingegnere ed esperto di informatica, le lascia una “scheda madre”, così definita forse da lui o forse erroneamente interpretata dall’artista; che, del tutto impotente per la propria ignoranza in materia, non può che rimanere affascinata dalla disposizione grafica e argentina dei suoi circuiti stampati. A lungo nel tentativo di rielaborarli ha conservato la scheda senza sapere che farne, ma riflettendo su quel non so che di magico che lega gli antichi graffiti e i circuiti, sul fatto che entrambi hanno a che fare con un flusso elettrico, gli uni provocandolo nel nostro cervello per associazioni mentali, gli altri essendone fisicamente i conduttori.
Scrittura sacra e circuiti stampati
Alessandra si appropria del vecchio computer del fratello abbandonato in cantina, eroe superstite dei suoi studi universitari e considerato all’epoca, metà anni ‘80, un gioiello dell’informatica: un Apple II, perfettamente funzionante. Opera dal carattere vagamente antropomorfo, il Computer Arcaico nasce dall’assemblaggio delle parti scolpite in legno, la testa dell’idolo, e le parti del computer stesso rielaborate con pittura su stoffe, elementi in legno e modellati in pasta, che ripropongono i graffiti.
'Computer Arcaico (1997)'
Riferimenti, biografia, curriculum vitae, produzione: http://www.arteurso.com
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