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Alessandra Urso e il BIOCOMPUTER

 
       
   

L'Arte e la tecnologia non sempre sono in conflitto

 

 




Le donazioni al Museo Apple a volte si misurano anche in termini non squisitamente informatici, anche se con l'informatica, e in particolare con la storia dell'informatica, si mantengono sempre legami stretti.

Ci riferiamo al particolarissimo contributo dell'artista Alessandra Urso, artista di origini Padovane che, dopo un inizio pittorico, ha trovato nella scultura la propria massima libertà espressiva, e che ha deciso di donare al Museo una sua opera che vede coinvolto un elemento chiave nella storia dell'evoluzione tecnologica, ma più espressamente del processo di maturazione di Apple Computer: ma facciamo parlare direttamente lei di quest'opera, che è stata presentata in occasione dell'Open Day del 12 Maggio 2007, cinque anni dopo l'inaugurazione del nostro Museo:


Biocomputer nasce come l’' evoluzione di un opera creata nel 1997, il “Computer Arcaico”, realizzata con un vecchio Apple funzionante, rielaborato nelle sue parti esterne mediante l'assemblaggio di elementi scolpiti; presente e futuro si univano in questo totem in cui riaffiora la natura tribale dell'uomo. Era una riflessione sulla tecnologia che invecchia rapidamente, sull'intelligenza e la magia insita nel pensiero: i circuiti stampati attraversati dal flusso elettrico, allegoria del cervello, ricordano nella loro disposizione antiche scritture primitive, e l’'operazione informatica si trasforma in una sorta di rituale che fa riflettere sulla circolarità del tempo e sul mistero che avvolge la più sofisticata macchina che sia mai esistita: l'essere umano.

Nel corso di 10 anni per me il fascino di questo oggetto non è diminuito e il mistero che il mondo informatico esercita, dal punto di vista creativo, stimola operazioni artistiche che tendono a riproporre l’'importanza del fare artistico rispetto ad un mondo che non valorizza l’'aspetto estetico ed intellettuale della vita.

E' così che, essendo entrata in contatto con lo staff di All about Apple e grazie alla sua reazione entusiastica nei confronti del “"Computer arcaico"”, mi è nata l’'idea di proseguire con l’'argomento, che a mio parere ormai tocca da vicino l’'essere umano soprattutto dal punto di vista spirituale. Il computer certamente evolve assieme a noi ed è ciò che maggiormente rimarrà come memoria storica della nostra epoca (catastrofi ambientali e tecnologiche permettendo) ed è proprio questo pensiero che mi fa riflettere: fra 2000 anni, chi si occuperà di archeologia cosa troverà di noi? Cosa sarà il maggiore elemento rappresentativo della nostra cultura? Di sicuro nulla di simile alle Piramidi. Esisteranno gli strumenti adatti a decifrare un Dvd ammesso che sia integro?

Esisterà una tecnologia avanzatissima o l’'effetto serra avrà compiuto il suo dovere devastando l’'ecosistema e riducendoci (nel migliore delle ipotesi) alla stregua dei cavernicoli? Molto probabilmente la plastica che ricopre il computer sarà disintegrata ma, essendoci oggi reperti fossili di legno mineralizzato non è detto che qualche esemplare non lasci traccia di sé.
Tutta questa riflessione mi ha portata, tra il divertito e il terrificato, a concepire una sorta di computer a cavallo tra reperto, reminescenza arborea, mutazione genetica che parli della rivincita del Tutto che è sempre esistito e che afferma la superiorità della natura sulla mente umana, lo stesso che tutto ingloba secondo il principio de “nulla si crea né si distrugge, ma tutto si trasforma”.

Osservo nella nostra contemporaneità una progressiva tendenza a delegare a queste macchine portentose (di cui sono una vivace fan) la capacità dell’'uso della nostra mente, perdendo di vista la dimensione umana; l’'attività mentale frenetica esercita uno strapotere a discapito del qui e ora, del senso ultimo delle cose, della percezione del nostro corpo, delle attività manuali. Biocomputer in fondo è la bestialità della natura umana che riemerge sotto altri aspetti… la natura che ingloba ciò che ora pare sovrastarla.

Nasce spontaneo interrogarsi sulla destinazione del viaggio dell’'Uomo: dove andremo? …e comunque forse ritorneremo. Il nostro futuro di oggi è esattamente l’'antico di dopodomani, e il circuito di informazioni che dalle antiche scritture Sumere si è evoluto in circuiti stampati, in fondo, rientra nella poesia della Natura.
E la Meditazione è l’'ovvia chiusura del Cerchio.

Alessandra Urso
Padova, 3 Maggio 2007


Alcune immagini del 'BIOCOMPUTER' (perfettamente funzionante!)

 

 

 

 


 

BIOGRAFIA di Alessandra URSO

Alessandra nasce nel 1968, dal padre Giuseppe artista e scultore, frequenta l'Accademia di Belle Arti a Venezia, concretizzando quella che era sempre stata la sua passione fin dai primi anni della sua vita: disegnare. Ma anche i primi lavori, i primi dipinti, sono contraddistinti da una particolare consistenza materica (si tratta di legno dipinto), da lei stessi chiamati 'sculture da muro': dapprima come figura simbolica astratta, poi verso la rappresentazione di grandi guerrieri, totem, ballerine, samurai...

Il passo successivo, la tridimensionalità, sarebbe stato solamente questione di tempo: e così il legno diventa scultura 'vera', non senza un percorso difficile di studio (dove il padre, scultore, diventa suo maestro insieme al collega Alfredo Baracco dal quale apprende le tecniche della scultura vuota, le terrecotte modellate senza struttura di sostegno in cui la materia stessa è autoportante.

Il carattere totemico delle sue prime opere prende spunto da un’intima ricerca sull’essenza dell’uomo, sui caratteri universali che ne contraddistinguono la storia. Alessandra costruisce idoli eliminando tutto ciò che di moderno ed industriale infesta la nostra realtà quotidiana, ed in questo processo interpreta l’uomo che cerca negli elementi della natura la verità sulla propria esistenza:

 



'Guerrieri', 1995, h mt 2,50

 

Nel bisogno di comunicare insito propriamente nella natura umana, la creazione di simboli e graffiti è quasi spontanea, un sistema che va al di là della gestualità del corpo. In questo periodo artistico Alessandra esplora ideogrammi aztechi e graffiti sumeri e ne reinterpreta lo stile, trovando nella loro ritmicità la rappresentazione grafica del ritmo interiore.

Un giorno il fratello, ingegnere ed esperto di informatica, le lascia una “scheda madre”, così definita forse da lui o forse erroneamente interpretata dall’artista; che, del tutto impotente per la propria ignoranza in materia, non può che rimanere affascinata dalla disposizione grafica e argentina dei suoi circuiti stampati.

A lungo nel tentativo di rielaborarli ha conservato la scheda senza sapere che farne, ma riflettendo su quel non so che di magico che lega gli antichi graffiti e i circuiti, sul fatto che entrambi hanno a che fare con un flusso elettrico, gli uni provocandolo nel nostro cervello per associazioni mentali, gli altri essendone fisicamente i conduttori.

 

Scrittura sacra e circuiti stampati


Nasce così l’idea di un’installazione che renda omaggio all’intelligenza, frutto di un semplice (più o meno) flusso elettrico.

Alessandra si appropria del vecchio computer del fratello abbandonato in cantina, eroe superstite dei suoi studi universitari e considerato all’epoca, metà anni ‘80, un gioiello dell’informatica: un Apple II, perfettamente funzionante.

Opera dal carattere vagamente antropomorfo, il Computer Arcaico nasce dall’assemblaggio delle parti scolpite in legno, la testa dell’idolo, e le parti del computer stesso rielaborate con pittura su stoffe, elementi in legno e modellati in pasta, che ripropongono i graffiti.

 

'Computer Arcaico (1997)'

 


La Scheda Madre diviene poi la testata di un trono, La Sedia dell’Oracolo, in una fusione tra natura ed elettronica.



L’attività artistica dell’artista prende nel tempo diversi sentieri, nel corso dei quali si avvicina all’uso del computer per le sue produzioni grafiche (un iMac, ovviamente): un passo fondamentale per lei che, avezza ad attività prettamente manuali, avverte il mondo virtuale come un pericolo fuorviante. Riconoscendo l’enorme potenzialità di questo strumento decide di usarlo, ma senza cedere alle sue innumerevoli seduzioni: dietro ad un computer c’é sempre un cervello umano, non il contrario...


Le mani di uomini antichi che plasmano l’argilla non potranno mai essere sostituite da una macchina, perché una macchina non crea. E solo la creatività umana é il motore del progresso: il pensiero.


Alessandra Urso attualmente svolge attività di scultrice e pittrice, esercitando la sua attività con industrie nel settore del bronzo e dell’arte sacra e con studi di architettura.

 

Riferimenti, biografia, curriculum vitae, produzione: http://www.arteurso.com