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Conobbi Ettore Briano all’inizio degli anni ’80, periodo in cui – appena sedicenne – mi avvicinai al mondo dei personal computer acquistando presso il suo negozio uno dei primi Apple II; fu l’inizio di un percorso di crescita che segnò la mia vita, anche attraverso il rapporto con Ettore e il suo negozio, riferimento storico prima con le macchine da scrivere, poi con i personal computer e infine con i registratori di cassa, ma che per tutti è ricordato come l’uomo Apple per eccellenza, il primo che a Savona credette nel business dell’informatica personale, diventando di fatto l’unico centro autorizzato Apple della nostra regione.

Sotto la direzione elegante e raffinata di Ettore, il fratello Giorgio, Marco Ruffino tecnico specializzato, e la collaboratrice Claudia alla ‘reception’, determinarono il successo di un negozio considerato per molto tempo fiore all’occhiello per Savona. Eleganza nell’arredo, professionalità e cortesia nel trattare con i clienti: si andava da Ettore e la competenza non mancava, l’acquisto era sicuro, l’assistenza sempre disponibile. Un nuovo mondo (l’informatica) per Savona e provincia con la Briano snc nel cuore. Come non ricordare le tipiche espressioni… parole come ‘magie’ e ‘razzetti’ accompagnavano spesso con un pizzico di ironia le vendite, in un’epoca in cui la parte tecnica veniva semplificata per non mettere in imbarazzo gli acquirenti, ma che facevano parte dell’espressività del venditore e dipingevano il suo carattere.

Negli anni, oltre ad esserne cliente, collaborai con Ettore e cercai di dargli una mano affiancandomi al bravissimo Marco: con l’esperienza acquisita sul campo nacque la mia professione, devo quindi a questo negozio e ad Ettore la mia realizzazione personale.

Quando Ettore – molti anni dopo – decise di iniziare a pensare alla pensione, il negozio venne ceduto all’attuale proprietario, Pier Angelo Fazio; fu in quel periodo che Fazio – tuttora in attività e titolare della ‘Briano Multimedia’ insieme all’amico comune Marco Canavese, mi contattò per chiedermi se poteva avere un interesse commerciale l’immenso magazzino del laboratorio tecnico lasciatogli in eredità da Ettore: decenni di prodotti Apple, molti ancora sigillati e mai utilizzati, prodotti invenduti, pezzi di ricambio, manuali… erano oggetti che non avevano di fatto un valore commerciale, ma potevano avere un valore collezionistico e storico.

Spiegai a Pier la situazione, e lui mi disse che non aveva interesse a rivendere nel mondo del collezionismo quel materiale, per cui ne avrebbe conservato una minima parte per sé, a titolo simbolico, ma il resto potevo decidere cosa farne, se prenderlo o farlo smaltire. Con il suo permesso, trasportai tutto il materiale del negozio e del laboratorio a casa mia, e dopo poco tempo maturai l’idea di creare un’associazione per dare vita ad un museo pubblico che potesse raccontare la storia dell’informatica personale, attraverso quei cimeli che non solo erano in perfetto stato, ma molti di essi non erano stati nemmeno visti dal grande pubblico, per motivi di costo o di relativa bassa diffusione del mercato del personal computer nei primi anni.

Il lavoro di Ettore, il suo ‘patrimonio’, divenne così – grazie alla donazione di Pier Angelo – l’embrione di quello che è oggi il Museo All About Apple: riconosciuto ufficialmente dalla casa Californiana e stabilmente presente in darsena, associazione Onlus e centro culturale per l’apprendimento e la storia del personal computer con la particolarità – unica nel suo genere – di esporre i pezzi accesi e funzionanti, in modo che il visitatore possa toccare con mano e usare questi oggetti rivivendo (o provando per la prima volta) l’esperienza dell’evoluzione informatica fin dagli albori.

L’11 maggio 2002, per la prima volta, mostrammo al pubblico la ‘sua’ collezione e raccontammo l’idea del Museo. Ettore ne era ancora all’oscuro, fu per lui una grande emozione e dopo quel giorno, negli anni successivi, continuò a donare materiale Apple che conservava ancora a casa propria, a testimonianza che approvava l’idea del Museo e di quanto tenesse ad Apple che aveva caratterizzato in modo significativo la sua vita e la sua attività commerciale.

Ettore non è più tra noi, ma quello che ha raccolto nella sua attività, donato poi da Pier Angelo, rimarrà sempre visibile attraverso il museo, il quale è cresciuto attraverso il lavoro di un folto gruppo di persone: soci e volontari che hanno reso possibile la sua realizzazione e il suo mantenimento. Negli anni, la notorietà del Museo soprattutto dopo il riconoscimento di Apple e il nostro viaggio a Cupertino ha generato una moltitudine di donazioni provenienti da tutto il mondo, e il patrimonio iniziale di Ettore è aumentato di centinaia di volte. Oggi i nostri magazzini contengono più di 10.000 pezzi di ogni tipo: computer, periferiche, manuali, prototipi, accessori… è fisicamente impossibile esporli nella limitata sede della Darsena, generosamente offertaci dall’Autorità Portuale di Savona.

Concludo non potendo fare a meno di citare la passione di Ettore che lo ha contraddistinto negli ultimi anni: i giocattoli di legno. ‘Zûgâ cömme zûgämu’, giocare come giocavamo, era diventata la sua passione e ossessione: una raccolta di oggetti in legno, spesso fatti a mano, con i giocattoli che usavano i nostri nonni: la cerbottana, la fionda, il carrarmato, lo shanghai, il carretto, lo yo-yo, la trottola, le biglie, e mille altri. Sentivo e vedevo Ettore occasionalmente, e mi parlava del suo progetto, voleva fare un’esposizione presso il nostro Museo e voleva realizzare un museo tutto suo attraverso un’associazione. Certo, noi spazio oggi ne abbiamo davvero poco, ma in un contesto fisicamente più ampio, quale migliore occasione per riservargliene un’area? In questo modo, il cerchio si chiuderebbe, la storia troverebbe un suo compimento, e da lassù forse Ettore sarebbe ancora più contento.

Alessio Ferraro

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